12 lug 2019

La Cassazione chiarisce i divieti: «E' reato vendere Cannabis light»

La “liberalizzazione” della cannabis light riguarda solo gli usi agroalimentari, per gli altri prevale il principio di offensività.

Così le Sezioni unite della Cassazione hanno ritenuto illegale la vendita dello stupefacente sottoforma di Olio, Resine, Infiorescenza, anche quando ha una bassa concentrazione di principio attivo. 

Nel dettaglio, in base a quanto previsto dalla legge del 2016, dalla coltivazione della canapa "possono ricavarsi fibre e carburanti, ma non hashish e marijuana", osserva la Cassazione.

 

Un giro d'affari da 40 milioni

 

Prima che si esprimesse la Cassazione, la legge 242/2016, aveva incentivato l'apertura dei negozi green, creando un giro d'affari per oltre 40 milioni. Tali negozi, permettevano la vendita di olii, infiorescenze e resine di canapa con dose di Thc contenuta sotto il tetto fissato dello 0,6% contro il 5%-8% contenuto nelle classiche "canne".

 

I prodotti sempre vietati


A maggio la sentenza della Cassazione aveva stabilito che il commercio della cannabis e dei suoi derivati è consentito a meno che i prodotti abbiano "effetto drogante". Il dispositivo non chiariva cosa fosse di preciso questo concetto ed è stato necessario attendere le motivazioni che sono arrivate ieri con il verdetto dei supremi giudici. Che hanno chiarito quanto segue: è proibita sempre la cessione di Cannabis, anche nei negozi autorizzati sotto forma di infiorescenze, resine, olio; indipendentemente dal contenuto di principio attivo (che secondo la legge del 2016 è pari allo 0,6%).

 

Cosa succede agli Agricoltori?

 

 "La coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione ma possono essere ottenuti esclusivamente prodotti tassativamente elencati dalla legge: possono ricavarsi alimenti, fibre e carburanti ma non hashish e marijuana".

La Cassazione richiamando la disciplina europea, dalla quale quest’ultima legge deriva, precisa il solo ambito «agroindustriale» della coltivazione della Canapa.

Pertanto la coltivazione connessa e funzionale alla produzione di sostanze stupefacenti, rientra certamente tra le condotte che gli Stati membri sono chiamati a reprimere.